'Quando tu lo ami in me, anche lui lo sente'. (1972, p. 12).
Quando uno è malato, faccia il malato.
Non si preoccupi del disagio che reca agli altri.
Dio poteva invertire le parti.
Noi siamo portati a rammaricarci.
E questo ci può distogliere dal dono.
C'è un inganno sottile
perché ci siamo messi in uno stato d'animo d'una lamentela,
e finiamo per lamentarci di Dio.
Una persona che cura i malati non ha bisogno di ammalarsi.
E' sufficiente che guardi con attenzione.
E allora si rende conto di tante cose.
Tutte le cose di Dio si sviluppano nella sofferenza,
nei contrasti,
nel tempo (un tempo lungo). (1972, p. 2 bis).
Fà che mi abbandoni a te quando sono nella sofferenza. Agisce la onniscienza e l'amore di Dio quando ci dà una sofferenza. Soffre più di noi, ma c'è la dà perchè ci fa bene.
E' tanto grande il bene che avremo
che ce lo fa pagare.
Una ragione c'è sempre ed è una ragione d'amore. (1972, p. 2 bis).
Era già giunto il momento di entrare in paradiso.
Per un defunto.
Quando sei triste
atteggia la tua faccia al sorriso,
e vedrai che la tristezza passerà (prov. indiano). (1971, p. 4 bis).
Nei giorni tristi ragiona così:
le due gambe servono per andare lontano,
con una gamba sola (con la tristezza) si fa poca strada.
Utilizziamo la nostra gioia per i giorni di tristezza.
La sofferenza che viene da Dio,
quella è roccia pura.
Quella che facciamo noi è inquinata (dalla superbia).
I medici non hanno luce perché non hanno amore di Dio (Giacinta).
Il medico deve infondere sicurezza,
ma soprattutto deve infondere amore. (1971, p. 7).
Quando uno è malato ha già la malattia come penitenza
(S. Francesco).
Dio non ci chiede conto della pesantezza del corpo.
Penso che questo fatto allontani molti dalla ricerca vera di Dio.
E' quando il battaglio batte
che si sente il suono della campana.
E' nelle difficoltà che si vede la persona.
Com'è dentro. (1973, p. 28).
'Se uno mi vuol seguire, prenda ogni giorno e segua me'.
Non preceda me, non altri.
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