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Dove va messa la punteggiatura?
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Livello superiore
Parte Prima
DOVE VA MESSA LA PUNTEGGIATURA?
Come il ferro dolce, unito al magnete, trasmette il magnetismo,
così l'uomo, unito a Dio, trasmette l'amore di Dio.
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L'ultimo giorno della Festa delle Capanne vi era (e vi è), in Gerusalemme, il rito della grande libagione. In questo momento solennissimo della festa, Gesù si rivelò come 'la fonte della salvezza'.
"Levatosi in piedi, Gesù esclamò ad alta voce"(1).
Ma quella voce forte e decisa vorremmo udirla anche noi per sapere dove fece pausa, poiché, nella redazione dell'evangelista Giovanni, vi sono due letture possibili o probabili.
"Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno" (2) .
Dal seno di Cristo.
"Chi ha sete venga a me e beva. Chi crede in me come dice la Scrittura fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno".
Dal seno di chi crede in me.
Si aprono dunque due interpretazioni: quale delle due è la vera? Dove va messa la virgola? (o il punto?) poiché nel manoscritto greco la punteggiatura non c'è.
Da tutto il contesto biblico, pare preferibile la seconda versione.
Analizzo l'invito del Signore: "Venga chi ha sete".
Gesù è venuto per coloro che hanno fame e sete: "Beati voi che ora avete fame perchè sarete saziati" (3).
Chi ha fame e sete, offra a Dio, che è il più (il polo positivo), il proprio meno (il negativo): il bisogno esistenziale di riceverlo. Quanto più l'uomo è vuoto, tanto più passa in lui il fortissimo flusso diretto. Dio lo inonda di sé, lo attraversa tutto come il magnete attraversa il ferro dolce. Egli inonda di acqua chi ha sete e l'assetato diventa fonte: passa agli altri l'acqua che ha ricevuto.
E l'acqua è lo Spirito: "Queste parole egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in Lui" (4) .
Al Signore piace santificare il creato attraverso strumenti.
E strumenti poveri.
Maria anticipa questa catechesi di Gesù nel suo primo e unico canto riferito da Luca al cap. 1,46-55 del Vangelo.
"Ha rimandato i ricchi a mani vuote": coloro che dicono: "Sono ricco... Non ho bisogno di nulla" (5) .
"Ha ricolmato di beni gli affamati": i poveri, i piccoli che gridano: "Abbi misericordia di me peccatore" (6) .
"Ha guardato l'umiltà della sua serva" (nella quale Maria crede fermamente). Ella sa con chiarezza, per il dono della 'scienza'(7), chi è Dio: l'Onnipotente, il Santo. E chi è lei: piccola e povera.
E diventa fonte di tutte le grazie.
S. Paolo propone il medesimo insegnamento alla comunità cristiana di Corinto. L'apostolo supplica il Signore "per ben tre volte" (per molte volte, tradotto dal linguaggio semitico) che allontani da lui "una spina nella carne" (una sofferenza fisica o anche psicofisica). Senza questo gravoso incomodo di salute, potrebbe svolgere un'azione pastorale molto vasta ed efficace.
Il Signore gli risponde: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza si manifesta nella (tua) debolezza" (8).
Paolo è debole, ma, perché si manifesti in lui la potenza del Signore, deve essere pure persuaso di essere debole.
L'apostolo ha compreso l'ammonimento e, alla tormentosa comunità cristiana di Corinto dove alcuni contestano la sua autorità di apostolo, scrive: "Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo... Quando sono debole, è allora che sono forte" (9).
La conversione dei cuori non dipende da lui. L'unica volta (nel discorso all'areopago di Atene) che volle parlare più lui (con varie citazioni di poeti e scrittori) e lasciò parlare meno il Signore, subì l'insuccesso pastorale più mortificante.
Paolo è debole senza il suo Signore. Ma Cristo e Paolo sono una potenza: per le comunità lungo le strade del mondo greco-romano.
Note:
(1) Gv 7.37.
(2) Gv 7,37-38.
(3) Lc 6,21.
(4) Gv 7,39.
(5) Ap 3,17.
(6) Lc 18,13.
(7) Uno dei 'sette' (dei molti) doni dello Spirito Santo.
(8) IICor 12,9.
(9) IICor 12,9-10.
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