 |
 |

|
 |
Livello superiore
Parte Prima
Come il seme, nel terreno, germoglia
e cresce da sé,
così la 'parola', nel cuore dell'uomo,
germoglia e cresce da sé.
|
Nel primo discorso a parabole (a immagini) riferito dall'evangelista Matteo, Gesù ha invitato i discepoli ad osservare il parallelo perfetto tra la semina del grano nel terreno e la 'semina' della parola di Dio nel cuore dell'uomo.
Ora, in altro discorso a parabole riferito dall'evangelista Marco, educa i discepoli a cogliere il parallelo perfetto tra la crescita del seme di grano nel terreno e la 'crescita' della parola di Dio nel cuore dell'uomo.
"Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra. Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa" (1) .
Perché il seme germoglia e cresce da sé.
Appena sepolto nel silenzio e nel buio, instaura un rapporto con il mondo che lo circonda. Per mezzo di acidi e acqua succhia la zolla che lo avvolge, lo stringe e par che lo soffochi.
"Il granellino di senape, quando viene seminato, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma, appena seminato, cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi"(2) .
Il seme ha la tendenza a crescere, a svilupparsi perché è vivo.
E dove c'è la vita, c'è lo sviluppo.
Passa incessantemente dal - (meno) al + (più): segue le leggi della mirabile programmazione segnata nei geni dei cromosomi(3) .
In questi è già programmata tutta la pianta: la radichetta, il fusticino, la piumetta che, nella calda estate, saranno la radice, il gambo, la spiga.
Perciò tra seme e pianta non v'è distinzione, ma differenza di crescita, di sviluppo: come tra il meno e il più. Ciascun livello o sviluppo successivo supera il precedente, ma il livello precedente contiene 'in germe' il successivo che, a sua volta, non rompe con il passato.
Il seme non è ancora la pianta: sarà la pianta. Ma per forza propria. Per 'impulso interiore'.
E' solo necessario che il seminatore esca a seminare: "Il seminatore uscì a seminare"(4) . E solo necessario che il seme non cada "lungo la strada o sulle pietre o tra le spine"(5) , ma nel buon terreno. Qui radica e cresce: da sé.
Il seminatore non ha con il seme che un rapporto esterno. Può influire sull'ambiente: può preparare il terreno, può arricchirlo con fertilizzanti (6) . Può invocare il sole o la pioggia. Può anche proteggere il seme con antiparassitari perché non lo divori l'insetto prima che germogli o mentre germoglia.
Ma può intervenire sempre e solo esternamente.
Il seme di grano o di senape e un'immagine 'viva', che tiene, non solo in un'economia agricola com'era al tempo di Gesù, ma anche nella civiltà industriale o post-industriale. Anche chi è nato nel centro di una metropoli, attraverso il turismo, il grande fenomeno di massa della nostra epoca, viene a contatto diretto e immediato con la natura, meglio riscoperta, meglio conosciuta.
Dall'immagine del seme, ben nota agli ascoltatori di ogni generazione, Gesù passa alla realtà misteriosa del regno di Dio o della parola di Dio (7) per indicare che il seme di grano e la parola o il regno di Dio hanno la medesima legge di crescita.
Lui, Verbo, ha creato il tutto secondo uno schema e ci ha educati a scoprirlo attraverso 'le parabole' che non sono solamente esempi o esempietti che fanno capire una realtà parallela, ma la 'rivelazione' di un fatto fondamentale che struttura l'universo.
Ci ha educati a scoprire il rapporto intimo tra natura e soprannatura, tra il mondo della nostra esperienza quotidiana e il mondo misterioso e affascinante della trascendenza.
Poiché ogni campo è differenziato, ma sotto il velo delle molte cose, è nascosta l'unità.
Note:
(1) Mc 4.26.
(2) Mc 4.31.
(3) Cfr sopra, p. III, cap. VII.
(4) Mc 4,3.
(5) Mc 4,4-8.
(6) Distribuiti con sensibilità ecologica.
(7) Regno di Dio e parola di Dio non sono la stessa cosa, ma hanno molto in comune: ad es., la medesima legge di crescita, di sviluppo. Cfr. At 6,7.
|
|
 |


|
|