Come può un 'ago', formato, diretto, tiranneggiato dalle sole forze magnetiche (2) , essere guida di vita per l'uomo, formato, diretto, tiranneggiato dalle forze dell'innato, del vissuto, dell'anima razionale e libera? (3).
Come può un "ago" parlare della imprevedibile e misteriosa azione dello Spirito nel cuore dell'uomo?
Dall'ago magnetico stesso, che viene proposto come 'guida di vita' per l'uomo, ne verrà con chiarezza, una risposta 'vera'.
Analizzo, alla luce della tridimensionale , il comportamento dei bravi di don Rodrigo, nella "notte degli imbrogli", durante la spedizione del tentato ratto di Lucia.
I bravi di don Rodrigo sono "tutta gente provata e avvezza a mostrare il viso; ma non possono star saldi contro un pericolo indeterminato, e che non s'era fatto vedere un po' da lontano, prima di venir loro addosso... Ci volle tutta la superiorità del Griso a tenerli insieme, tanto che fosse ritirata e non fuga" (4).
"E' una storia la paura", dirà un altro compagno d'armi, ma di altro padrone, il Nibbio dell'Innominato, "se uno la lascia prender possesso, non è più un uomo" (5).
Non è più un uomo 'che ragiona e vuole'. Gli resta solo l'innato (il primo piano), appesantito o reso più trepido dal vissuto (il secondo piano).
Dunque, la paura batte il drappello del Griso.
E l'avidità, altra forza negativa dell'innato, sconfigge definitivamente il Griso, "una notte verso la fine d'agosto, proprio nel colmo della peste" quando è "affacendato a spezzare, a cavar fuori, a far le parti... a scegliere in fretta quel di più che potesse far per lui... Aveva bensì avuto cura di non toccar mai i monatti, di non lasciarsi toccar da loro; ma, in quell'ultima furia del frugare, aveva poi presi, vicino al letto, i panni del padrone, e gli aveva scossi, senza pensare ad altro, per veder se ci fosse danaro. C'ebbe però a pensare il giorno dopo, mentre stava gozzovigliando in una bettola, gli vennero a un tratto de' brividi, gli s'abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze, e cascò" (6).
La 'parte animale della psiche' dei bravi, del Griso, del Nibbio, è sfuggita al controllo dell' anima razionale e libera. E' sfuggita agli impulsi della 'grazia' che, abitualmente, è un soffio leggero, nella coscienza. L'ode chi vuol udirlo. Raramente è squarcio di cielo e voce potente, come fu per Saulo lungo la strada di Damasco.
I bravi, il Griso, il Nibbio, di fatto, si sono comportati come aghi magnetici. Guidati dalla forza grezza e cieca degli istinti.
Girolamo Moretti, fondatore della nuova scuola italiana di grafologia, nel suo grande spirito di fede e di attaccamento agli ideali di religioso e di sacerdote, ha sempre puntualizzato il ruolo che ha la 'grazia' nell'agire umano. Tuttavia la sua grafologia gli aveva indicato chiaramente che l'innato (il solo piano che la grafologia vede) determina l'agire umano per il 70%.
Nella notte del tentato ratto, l'agire dei bravi è determinato dalla paura. Nella notte di fine agosto, l'agire del Griso è determinato dall'avidità. La loro persona è a tre dimensioni, ma la prima domina incontrastata.
Dunque determinismo nell'agire umano?
Risponde l'ago magnetico 'incatenato': "Io non posso! Perché sono a una sola dimensione. Non libera.
Tu puoi, con la libera volontà e con la grazia che Dio non nega ad alcuno. Tu sei a tre dimensioni.
Tu puoi liberarti dalla tirannia del primo piano. Tu devi".
Rivedo, ancora con la 'tridimensionale, il comportamento della folla e degli scribi dei farisei al seguito del Maestro.
L'accoglienza gioiosa, da parte della folla, appartiene all'anima razionale e libera di ciascuno, coadiuvata dall'azione dolce ed efficace della grazia.
Nella persona degli scribi dei farisei, prevale il piano sordo e grezzo degli istinti: la rivalità, la gelosia nei confronti del Maestro. Perché non è 'passato' da loro. Perché non ha confrontato, con la loro, la sua dottrina.
Il piano degli istinti annebbia la loro intelligenza, ne travolge la volontà, spegne il soffio misterioso della grazia .
Anche il grande Manzoni non perde mai di vista la quarta dimensione della persona umana, la grazia.
Ne descrive attentamente l'azione misteriosa nella vita di Gertrude, monaca "sventurata" (7). La osserva nei suoi "terribili" personaggi che passano "d'impegno in impegno, di sangue in sangue, di scelleratezza in scelleratezza".
A proposito dell'Innominato, la riconosce già nei suoi 'primi passi' verso la conversione: "Appena rimase solo, si trovò, non dico pentito, ma indispettito d'averla data" (la parola a don Rodrigo). Già da parecchio tempo cominciava a provare, se non un rimorso, una cert'uggia delle sue scelleratezze" (8).
Tra Lucia, che prega nella carrozza del Nibbio "con più fede e con più affetto che non avesse ancor fatto in vita sua", e l'Innominato, che aspetta camminando innanzi e indietro per una stanza del suo castello "con un'inquietudine, una sospensione d'animo insolita", iniziano corrispondenze misteriose.
Non sono forme magiche o fantastiche, ma è il lavoro silenzioso della grazia che piega dolcemente, verso il mutamento di vita, la sua ferrea, indomita volontà, senza violentarla.
Il medesimo soffio della grazia, lo scrittore l' avverte quando, nel lazzaretto, l'infelice don Rodrigo "sta immoto; spalancati gli occhi, ma senza sguardo; pallido il viso e sparso di macchie nere; nere ed enfiate le labbra..."
In questi istanti di suprema drammaticità, vi riconosce "la provvida sventura" che padre Cristoforo rivela con quelle parole profetiche: "Può esser gastigo, può esser misericordia".
Con questa espressione solenne del buon padre cappuccino, il credente Manzoni riassume il mistero dell'azione misericordiosa di Dio nel cuore dell'uomo. Di ogni uomo.
Ma, come ci ha insegnato chiaramente il piccolo, esile ago magnetico (9), tutto era iniziato quando l'uno e l'altro, l'Innominato e don Rodrigo, erano rientrati in se stessi. Nel silenzio. Nella solitudine.
Note:
(1) Cfr. sopra, p. II, cap. IV.
(2) Il primo piano della psiche.
(3) I tre piani della psiche.
(4) I Promessi Sposi, cap. VIII, 295.
(5) Ibidem, cap, XXI, 65.
(6) I Promessi Sposi, XXXIII.
(7) Cfr. sopra, p.II, cap.X.
(8) I Promessi Sposi, cap. XX, 106.
(9) Cfr. sopra, p.II, cap.II
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