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Livello superiore
Parte Seconda
il soprannaturale nel pensiero manzoniano
La 'grazia' avrebbe riportato Gertrude all'equilibrio
di donna, di monaca, di maestra delle educande,
qualora fosse ricorsa ad essa.
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Avvicino un ago magnetico al volto di Gertrude (la monaca dei capitoli IX, X e XX dei Promessi Sposi): a quella fronte che si raggrinzisce spesso "come per una contrazione dolorosa", a quei "moti delle labbra che sono come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni di espressione e di mistero".
Con quel piccolo, esile ago gioca, quale oggetto piacevole, un magnete inflessibile.
Con quel volto, con quella persona gioca quell'Egidio "scellerato di professione" cui "la sventurata rispose".
Quello "sciagurato Egidio" che, da quel giorno, diventò "il pensiero avvezzo a predominare" in lei, "la preoccupazione familiare all'animo", il nord preferito e abituale "e più forte che gli oggetti circostanti": il monastero, la regola, le educande di cui era maestra.
Più forte che l'attrazione del nord vero.
Piccolo, povero ago in un turbinìo di campi magnetici che se lo contendono, in modo diverso.
Chi è abituato, da lungo tempo, a guardare l'ago di una bussola, avverte con immediatezza "quelle mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna, non che per una monaca", non che per un ago magnetico che, per natura, è modesto.
Gertrude non conosceva la terribile legge quadratica che il fisico francese Charles Coulomb avrebbe formulato un secolo e mezzo dopo il di lei ingresso in monastero: quando tu sei a metà strada verso l'oggetto desiderato, l'attrazione dell'oggetto non è doppia, ma quattro volte tanto. Agli ultimi passi non la controlli più.
Da ago totalmente orientato al nord, ad ago incatenato (ad un magnete).
Ma conosceva l'esortazione scritta nel libro del Siracide: "Chi ama il pericolo in esso si perderà" (1).
State lontani dall'occasione prossima.
Vi avvicinate un po' di più. Pensate che non vi sia alcun pericolo.
Vi prende alla sprovvista. Non volevate. Ci siete arrivati!
Erano le meditazioni delle mattinate silenziose in cappella.
C'erano libri ascetici che avevano questo tema di fondo.
Eppure "la sventurata rispose" e ci fu lo scatto violentissimo del ferro e del magnete a distanza ravvicinata (2).
Ha detto Gesù nel primo discorso ai discepoli: "Dov'è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore" (3).
Il tesoro di Gertrude è qualcosa di cattivo. E' un magnete inflessibile che non ha misericordia. Dal giorno in cui ella s'è aggrappata a questo magnete, diverso da Dio, è diventata ago magnetico incatenato.
Mentre il nord le ha lasciato sempre la libertà, ora è rimasta agganciata a questo campo magnetico: piccolo, ma data la vicinanza, è diventato una potenza in lei al punto tale da ottenere da lei "il sagrifizio dell'innocente che aveva in custodia" e per la quale nutriva "una certa inclinazione" dal primo momento in cui le era stata presentata dal padre guardiano.
Per restare sola con Lucia, piccola bussola accondiscendente, aveva licenziato in fretta le bussole di disturbo: il padre guardiano "la bocca della verità", e mamma Agnese "pronta a parlare senza essere interrogata".
La proposta dello sciagurato Egidio di sacrificare Lucia, "di cambiare in un nuovo rimorso un mezzo di espiazione, riuscì spaventosa a Gertrude. La sventurata tentò tutte le strade per esimersi dall'orribile comando. Tutte, fuorché la sola ch'era sicura e che le stava pur sempre aperta davanti": la forza del suo Dio che non aveva mai cessato di attirarla a sé.
"Il delitto è un padrone rigido e inflessibile, contro cui non diviene forte se non chi se ne ribella interamente. A questo Gertrude non voleva risolversi. E ubbidì".
"Sentite, Lucia! Mai l pensiero avvezzo a predominare aveva vinto di nuovo nella mente sciagurata di Gertrude".
La storia de La monaca di Monza termina qui: quando l'infelice non s'è ribellata al delitto, quando 'l'attrazione Dio' resta inefficace in lei.
Lo scossone che la riportò al nord vero, l'ha narrato, con dovizia di particolari, Giovanni Rosini, scrittore aretino nella scia dei manzoniani.
L'autore (geloso) (4) de "La monaca di Monza" ha consegnato invece, alla nostra riflessione, quella pagina divina, sintesi della sua fede e della sua spiritualità:
"E' una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana, il poter indirizzare e consolare chiunque, in qualsivoglia congiuntura, qualsivoglia termine, ricorra ad essa...
Dà a una scelta che fu temeraria, ma che è irrevocabile (5), tutta la santità... diciamolo pur francamente, tutte le gioie della vocazione ... Gertrude avrebbe potuto essere una monaca santa e contenta, comunque lo fosse divenuta" (6).
La grazia l'avrebbe riportata all'equilibrio di donna, di monaca, di maestra delle educande.
Alla santità.
Note:
(1) Sir 3,25.
(2) Cfr. A. Bertelè, L'uomo come magnete, nota a p. 19.
(3) Mt 6,21.
(4) Al romanziere Giovanni Rosini, che s'era annunciato, all'abitazione di Brusuglio, come l'autore de La monaca di Monza, il Manzoni rispondeva: "L'autore de La monaca di Monza sono io".
(5) Irrevocabile non per il voto, che è nullo perché emesso sotto timore grave, ma per l'ambiente (familiare e sociale) che imprigiona Gertrude.
(6) A. Manzoni, ibid., cap X, 507-522.
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