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Assemblea di aghi magnetici-uomo
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Livello superiore
Parte Seconda
La 'coralità' è possibile quando ci sono aghi mobili
e non magneti immobili,
o quando ci sono persone aperte al discorso interiore
e al discorso dell'altro.
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Questa è l'assemblea di una "Chiesa locale o particolare cui è preposto il vescovo che esercita il suo pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che gli è stata affidata" (1).
I battezzati hanno assimilato, ormai da molti anni nel pensiero, forse meno nella vita,
che la Chiesa è scambio di beni, è comunione;
che la Chiesa cresce nella comunione, nello scambio;
che il vescovo è stato pensato da Dio come servo di comunione. Ogni vescovo, fedele alla sua funzione di innamorare ognor più i suoi fedeli alla comunione e di suscitarla tra loro, di mettere in unione il diverso (nell'alveo della verità) perché si ascolti e si accolga, di aiutare i singoli e i gruppi a non chiudersi agli altri discorsi perché nessuno possiede, da solo, tutte le intuizioni dello Spirito, convoca spesso, in tempi ordinari e straordinari, i suoi diocesani in assemblea.
Come ogni cristiano responsabilizzato, anch'io seguo con amore il lavoro del mio vescovo che ha fiducia nei suoi fedeli alimentati alla sorgente dell'unità, quindi consenzienti, disponibili all'ascolto.
Attenti alla tradizione (alle parole già dette) e alle novità.
Attenti alla gerarchia. Non chiusi in atteggiamenti personalistici. Non disarmonici, non istintivi.
Guidati più dallo Spirito e meno da quegli istinti disordinati che sono intolleranza, opposizione, rottura.
prima fase
Il vescovo li raduna e li dispone come in tavola rotonda dove non c'è capo. Tutti sono uguali. Crea un insieme armonico. Pone le condizioni perché avvenga lo scambio, perché lo Spirito agisca.
Tutti sono aperti al discorso dell'altro e al discorso interiore, ossia al discorso del proprio nord che, in loro, s'identifica con Dio.
seconda fase
Entra lui al centro, non come persona, ma come vescovo.
Come lampada che illumina, come servo di comunione: come ministro della sintesi (2).
Entra con la polarità giusta. Con il polo di Dio: l'amore.
Tutti si volgono a lui mentre parla.
Istruisce tutti uniformemente quanto a contennuto. La risonanza è diversa: dipende da colui che riceve.
"Una Chiesa locale, che non è attraversata dal desiderio della comunione, è in errore teologico. Fa bene chi lavora con gli altri. Le nostre bravure sono condannate alla sterilità. Quando siamo bravi, Cristo non agisce.
Abbiamo voluto fare troppo e abbiamo lasciato la cosa più importante.
Ognuno sia sempre in relazione-essenziale con il vescovo" (3).
Per questo egli s'è posto al centro.
terza fase
Quando s'allontana dalla cattedra, ha rinforzato chi è debole, ha ceduto parte della sua forza a chi ne aveva di meno.
Ora la circolarità ha più tenuta.
E' il momento privilegiato dello scambio. I singoli sono sempre in colonna curvilinea in modo che ognuno possa girare facilmente sui 360°.
Passano tutte le situazioni. Ciò che uno ha visto e vissuto da quella angolazione, lo vede anche l'altro quando arriva alla medesima angolazione.
E' il tentativo della 'identificazione': di percepire come percepisce l'altro a cui è collegato quello, non meno costruttivo, della 'reciproca donazione'. Ognuno dona, ognuno riceve. Il più forte, senza nulla perdere (3), cede parte della propria forza al più debole e questi, arricchito, dona attrazione: attira l'altro .
Scatta un'attrazione reciproca più forte. Avviene un'adesione più salda. Esiste sempre meno il mio e il tuo: sempre più un essere solo.
Esiste il nostro: la comunione. Azione e frutto dolce e forte dello Spirito.
Da ogni assemblea ecclesiale, il battezzato, che ha sempre la capacità di aumentare la carità attraverso la 'comunione dei santi', torna più 'divinizzato'.
"Una Chiesa locale, che non è attraversata dal desiderio della comunione, è in errore teologico".
E anche fisico. E' contro questo modello della teologia e della fisica.
Note:
(1) Cfr. Cost. conc. Lumen Gentium, La Chiesa, cap. III, Roma, 21 novembre 1964.
(2) Il Direttorio della Congregazione dei vescovi, del marzo 2004, li chiama Apostolorum Successores.
(3) Da una relazione del Vescovo di Rimini e S. Marino-Montefeltro, luglio 1983.
(4) Perché non dà la sua energia, ma l'energia di Dio: riceve e dona. Cfr. A. Bertelè, L'uomo come magnete, p. 46.
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