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La sindone, sei anni dopo
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Livello superiore
Parte Terza
le riconquiste
Esattamente sei anni dopo il referto al 'radiocarbonio 14' e il solenne pronunciamento, chi rimette le cose a posto, chi restituisce alle scienze sperimentali e alle tecnologie il loro ruolo di garanti della verità nei campi che a loro appartengono, non è un uomo di chiesa. E’ il 'premio Lenin' A. Kouznetsov, del Laboratorio di ricerca fisico-chimica di Mosca. Un professore che ha le sue radici nel mondo dell’ateismo.
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Egli, per primo, risponde alla sfida dei devoti della Sindone: gli scienziati, delle diverse branche dello scibile, sono vincolati 'per vocazione' ad approfondire e ad accertare 'come, quando' s’è formata questa ben precisa immagine di straordinarie caratteristiche iconografiche.
Per primo, uno 'straniero' dà ragione a coloro che non hanno mai creduto al referto del 'carbonio 14' perché il responso solitario non è affidabile e, meno ancora, risolutivo.
Ecco come sono andate le cose.
Lo scienziato russo, giovandosi della collaborazione del sindonologo italiano Mario Moroni, acquista, nella biblica Engaddi, un panno lino del primo secolo e lo porta, per la datazione, al laboratorio dell’Università dell’Arizona, uno dei tre che avevano esaminato la Sindone nell’88.
La risposta esatta non si fa attendere. Il panno lino risale al periodo compreso tra il 100 a. C. e il 100 d. C.
Quindi il prof. Kouznetsov mette il tessuto alla stessa prova che aveva subito la Sindone, il 4 dicembre 1532.
Lo colloca in una cassetta d’argento, poi tutt’intorno vi appicca il fuoco, sottopnendo così il cofanetto e il lino, ivi rinchiuso, alle conseguenze e agli effetti di un incendio. Aggredito dalle fiamme, l’argento fa da catalizzatore nel fenomeno chimico detto 'carbossilazione della cellulosa': promuove e accelera l’introduzione di carbossile nella cellulosa che è il componente sostanziale del lino o del cotone. Così il tessuto, arricchito di nuovo carbonio, 'ringiovanisce'.
Di quanti secoli?
Ce lo precisa il medesimo laboratorio dell’Università dell’Arizona, al quale Kouznetsov ha riportato il lino dopo la prova del fuoco. Ma gli addetti ai lavori, evidentemente, non sanno che si tratta del precedente.
Anche questa volta la risposta non si fa attendere.
Il tessuto risale al se. XIV.
Ma questa volta è erronea. Poiché il tessuto risale al periodo compreso tra il 100 a. C. e il 100 d. C. Il fenomeno carbossilazione della cellulosa l’ha ringiovanito di tredici secoli.
La vittoria dello scienziato russo è indiscussa. Egli vuol fare conoscere, all’opinione pubblica, la motivazione profonda per cui i tre laboratori avevano sbagliato di tredici secoli la datazione della Sindone di Torino. Poiché anch’essa aveva subito un incendio dentro un reliquiario d’argento. Anch’essa quindi era ringiovanita di tredici secoli.
Da quell’ottobre ‘88, erano molti a chiedere che le scienze sperimentali e le tecnologie si mettessero attorno a un tavolo al fine di dare una risposta globale, armonizzata. Poiché, appunto, il responso di una scienza, che vuol camminare da sola, è inaffidabile.
Esattamente a distanza di sei anni, tutti i rami dello scibile, 'unanimi' danno il pronunciamento definitivo: la Sindone risale al secolo di Cristo.
Vi è anche il radiocarbonio che, preso in contropiede, ascolta 'umile' la voce della fisica, della chimica, (ossia dell’argento e del tessuto che sono stati sottoposti al fuoco): è sufficiente una modesta quantità di materiale organico posteriore o qualche alterazione subita in tanti secoli (ad es., l’alterazione provocata da un incendio) a far aumentare, in un tessuto, la presenza di carbonio 14 radioattivo.
Lo stesso Kouznetsov, in un simposio tenuto a Roma nel giugno ‘93, aveva rimproverato i laboratori suddetti perché non avevano tenuto conto delle contaminazioni subite, nei secoli, dalla Sindone, in particolare nell’incendio del 1532.
"Non ci siamo mai arresi", dice soddisfatta Emanuela Masinelli, laureata in scienze alla Sapienza di Roma e fondatrice del 'Gruppo collegamento pro-Sindone'. E alle sue parole fanno eco le molte voci: non bisognava arrendersi; non si poteva considerare un affare chiuso; non si dovevano alzare le mani. Non si poteva in alcun modo ammettere che il Lenzuolo di Torino avesse avvolto un martire del Medio Evo, "uno sventurato, martirizzato come il Cristo, per ottenere un falso storico".
Con la rivincita personale del prof. Kouznetsov, dopo la resa ufficiale dell’88, torna a posto, pacificamente, il metodo di ricerche e di indagini che si è affermato vittorioso in questi ultimi anni: in ogni sperimentazione, un campo ( ad es., il radiocarbonio), deve tenere presente la voce di tutti gli altri (della fisica, della chimica, della biologia, ecc).
Torna in onore la grande conquista culturale del secolo: una branca della scienza non può camminare da sola perché i campi del creato si rivelano interdipendenti. Interagiscono. Nel nostro caso hanno interagito il fuoco, l’argento, il tessuto.
Per gli studiosi e gli appassionati della Sindone, dopo la prima fondamentale, unanime risposta, rimane ancora aperta la seconda: come s’è formata questa immagine di straordinarie caratteristiche iconografiche, in negativo, con i particolari anatomici perfetti, in una struttura tridimensionale?
Poiché la scienza va avanti a piccoli passi, cito ancora l’ipotesi esaltante di A. Noguier, che risale addirittura al lontano 1930: l’immagine della Sindone potrebbe aver origine da una radiazione fotofulgorale radioattiva emessa direttamente dal corpo che vi era avvolto.
Questa ipotesi potrebbe diventare, domani, la tesi unanime d’ogni ramo del sapere. E la risposta definitva l’attendiamo ai nostri giorni. Poiché proprio l’uomo 'post-moderno' possiede tutte le sofisticate apparecchiature che gli permettono di svelare i singoli misteri (archeologici, storici, fisici, chimici, biologici, anatomici, ematologici, fotofulgorali, ecc) che sono nascosti nella Sindone.
In quella data, che ci auguriamo ravvicinata, con tutta umiltà e gratitudine verso la scienza, ancella della teologia, potremo leggere sulla Sindone, non solo i patimenti del Redentore, ma molto di più. Vi leggeremo la risposta del Padre alla volontaria umiliazione del Figlio: la sua risurrezione, la sua glorificazione?
E sarà ancora uno 'straniero' a dare per primo l’attesa risposta, come fu uno straniero (il Centurione romano) ad affermare per primo la divinità di Cristo?
Mi preme ore una conclusione finale.
Il Lenzuolo di Torino risale all’epoca di Cristo. E’ l’affermazione unanime, oggi. L’ immagine ha origine, per interazione, dal corpo luminoso che vi era stato avvolto. Potrà essere l’affermazione unanime, domani.
Da queste due conclusioni scientifiche partiranno due strade diverse: la strada della fede e la strada del dubbio o della non fede, come avvenne dopo ogni fatto 'straordinario' della vita di Gesù. Come avvenne dopo la sua risurrezione.
"Poiché, c’è luce sufficiente per chi vuol vedere, e abbastanza tenebra per chi non vuol vedere"(1).
Note:
(1) L'espressione è di Vittorio Messori, a proposito di un frammento del Vangelo di Marco, trovato nelle Grotte di Kumran sul Mar Morto.
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