 |
 |

|
 |
18 - Vivere di verità e di umiltà
|
|
Livello superiore
Frammenti
Non ho mai sentito in una predica: vivere di verità,
oppure, vivere di umiltà,
che è la stessa cosa (anche psicologicamente).
|
L'umiltà è lo splendore della verità
perché mette in luce la verità nella forma piena.
E' accettare ciò che siamo:
siamo terra.
L'umiltà è esprimersi con verità.
Il Magnificat è il canto dell'umiltà.
''Padre Pio, mi benedica, io mi inginocchio''.
''Alzati ché altrimenti la benedizione non ti arriva''.
Era uno piccolino.
Nel quarto piano è umiltà riconoscere
che Dio s'è servito di uno come strumento.
Uno che fa i miracoli non può dire di non farli:
'Dio si serve di me, non so perché'.
L'umile è più forte perché va anche contro se stesso.
L'umiltà dà il coraggio: c'è la forza della verità
''sotto l'usbergo del sentirsi puro''. ('71, 6bis).
Si ha la certezza interiore di lavorare assieme a Dio.
S. Giovanna d'Arco e la sua forza di trascinare.
Dio s'è servito di lei.
Al Signore piace che ci sentiamo peccatori.
Che confessiamo di essere orgogliosi invece di essere umili;
di essere avidi invece di essere distaccati.
Allora Dio ci arricchisce.
Non chiede che ci crediamo stupidi
se abbiamo dei talenti: o cinque, o due, o uno.
Se non riconosciamo questi talenti,
diventiamo pusillanimi, inerti.
Dobbiamo dare gloria a Dio con tutte le forze.
''Che cos'hai che non abbia ricevuto?'' (1 Cor 4,7)
Riconosci il dono, altrimenti fai un torto a Dio.
Umiltà è riconoscere che abbiamo ricevuto.
Es., Davide è un re secondo il cuore di Dio
perché attribuisce sempre a Dio le sue gesta.
Avere fiducia in se stessi,
ossia in quei doni che Dio ci ha dati.
Altrimenti quei doni li seppelliamo.
Gesù è severissimo con il servo che seppellisce il talento.
Chi ha ricevuto in dono un'auto, deve servirsene.
Soltanto chi ha coltivato l'umiltà, sa stare al suo posto (non si dà arie).
L'umile conosce i propri confini inferiori (le sue carenze),
ma anche i limiti superiori (se ha un dono lo riconosce, non se ne vanta).
Dà gloria a Dio riconoscendo il dono e non tentando di nasconderlo.
Tenta di nasconderlo chi è tentato di attribuirlo a se stesso. (1973, 29-30).
Quello che è stato è stato.
'Dimenticando le cose passate, guardo innanzi,
proteso verso quello che mi sta davanti' (Fil 3,13).
Il miserere sì per abituarci a chiedere scusa,
ma senza soffermarci a chiedere scusa.
Tiriamo avanti, via, è farina del nostro sacco.
Altrimenti cominciamo ad arrabbiarci con noi stessi.
E' una forma di orgoglio perché abbiamo offeso il nostro orgoglio.
Il vero offeso è rimasto in disparte. (1974, p. 68).
E' l'amore che deve guidare le nostre scelte.
Nell'incontro scontro di principi, la risultante deve essere la carità.
Es., una mamma deve scegliere:
salvare il figlio tra le fiamme con buon pericolo di vita,
o non rischiare di lasciare soli i quattro più piccoli.
Se restiamo nella linea dell'amore
questi casi si risolvono tutti, si vedono con chiarezza.
E ritorniamo a sant'Agostino: 'ama et fac quod vis'.
Ma si è mai compreso il profondo senso della frase? (1973, pp. 31, 32).
Dobbiamo rinunciare anche a una virtù, se l'amore del prossimo lo esige.
Es., uno dà un occhio (mutilazione proibita dal V comandamento)
per dare la vista a un fratello.
Elogiato anche da Gesù: 'Nessuno ama più di colui che dà la vita' (Gv 15,13)
E' molto meglio fare e non promettere nulla (don Calabria).
Preoccuparsi di vivere l'intensità dell'amore.
Gesù non s'è preoccupato di dare buon esempio, ma di amare il Padre.
Se poi Dio vorrà mostrare agli altri, lo farà lui.
Non è la persona che si mette al posto di Dio.
Quando si ama Dio, si cerca la verità che è Dio.
Poi si cerca il nostro dovere (ciò che Dio ama in noi).
Dio ci aspetta dove c'è il nostro dovere (altrove, no).
Ivi lo troviamo come nel tabernacolo.
Vivere Dio è vivere il nostro momento quotidiano.
E' fare il nostro dovere
che è in gran parte servire il nostro prossimo.
Abbiamo anche noi la mentalità del generale della regina Candace.
Se Dio ci chiedesse cose eroiche noi le faremmo.
Ci chiede la 'banalità' della vita quotidiana.
Siamo talmente complicati che non riusciamo a capire le cose semplici.
La santità è il respiro d'ogni giorno.
E' vivere il proprio dovere in ogni istante.
E lui lo vuole come una cosa normale, senza ansietà.
E' qui la difficoltà nostra.
E il mezzo per arrivarci è il grande amore del prossimo
che ci spinge senza ansietà.
Poi arriva come dono.
Se l'uomo non ci arriva, arriva lui. ('72, 19).
Se non cerchiamo la verità,
che cosa? Noi stessi.
Diventare qualcuno: vanità intellettuale.
Il peso della verità.
Anche Gesù ha sentito fortissimo il peso della verità.
Se non diceva la verità non c'era la lotta
con i farisei e gli scribi (cfr. 2 Cor 6,7).
'Nella parola della verità'. (1973, p.16).
E' necessario svestirci sempre più della vernice farisaica,
cui segue la durezza di cuore,
per portarci sulla strada dell'amore. (Cfr. Lc 10,30-37).
Don Bosco ha dato uno schiaffo solo in vita sua
e ha detto: 'Non lo darò più'. (1973, p. 10).
|
|
 |


|
|